Il sapore agrodolce della tradizione: L’orto e il “giardino” dell’Alto Jonio Cosentino

Il celebre Oro di Federico II, i limoni tipici di Rocca Imperiale.

Le terre dell’Alto Jonio Cosentino, un’esplosione di colori e sapori, un caleidoscopio di prodotti sulla tavolozza dell’eccellenza calabrese.

“Andiamo alla vigna” dicono i vecchi contadini di Trebisacce, quando al mattino presto, col sole che deve ancora sgranchirsi i raggi nel cielo, si avviano al lavoro. Ma i frutti delle loro vigne sono aranci, rossi e gialli, rotondi, grossi e profumati, e crescono su alberi dalle foglie verde smeraldo. Sono agrumi e non uva. La tradizione, nell’Alto Jonio, è dura a morire e non lascia la memoria nonostante il passare del tempo. È dal 1880 che le grandi distese di vigneti sono state sostituite dagli agrumeti, ma qui per gli anziani le spremute profumeranno sempre di mosto.

Il Giardino di Trebisacce

Agrumeti a Trebisacce

Spicchi di mare, spicchi di terra. Spicchi di un passato che ancora vive attraverso il verde, l’arancio e il giallo degli agrumeti, ognuno dal sapore inconfondibile, con una storia di eccellenza legata da spesse radici alle tradizioni del passato. Nell’Alto Jonio Cosentino uno dei fiori all’occhiello della produzione alimentare è sicuramente quella legata alla coltivazione di agrumi, ortaggi, ulivi e viti. Furono i greci a bonificare i terreni, quando sbarcarono sui lidi di Calabria per fondare nuove città, e a trasformare le zone pianeggianti e le pendici delle colline in enormi distese di vigne. Ne sono un esempio la piana di Sibari ed il monte Mostarico, dalla cui vetta si può godere la vista del golfo di Corigliano. Sembra che questo monte debba il suo nome proprio al fatto che i suoi fianchi fossero ricoperti di vigne, e che fossero state create delle condutture di terracotta che permettevano al vino di raggiungere facilmente la costa scivolando lungo le sue pendici. Al mattino gli uomini andavano in vigna e le donne agli uliveti. I secoli sono trascorsi con questa alternanza, finché nel 1880 tutto cambiò. Per le terre di Trebisacce la vigna non era infatti sufficientemente redditizia, bisognava fare qualcosa per risollevare il paese, bisognava andare controcorrente e dire addio alle viti. Si cercava una novità che potesse prosperare con il clima locale, e la risposta agli interrogativi sul da farsi venne dal Portogallo: da qui venne importato un tipo di arancia che maturava più tardi rispetto alle comuni varietà già conosciute: il biondo tardivo, che è oggi uno dei prodotti più importanti, fregiato del titolo di PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale), fra le eccellenze italiane. Le arance di Trebisacce vengono coltivate in una zona denominata “i Giardini”, 100 ettari circa nella parte più meridionale del paese, e raggiungono la maturazione ad aprile.

Peperoncini

Fino al 1960 esse venivano vendute a “migliare”, cioè a migliaia, o a “mmuzzo”, ossia ad occhio, mentre oggi se ne può acquistare naturalmente anche soltanto qualche chilo. Il GAL Alto Jonio Federico II sta da tempo elaborando un programma di valorizzazione e commercializzazione del prodotto tipico che confermi il risveglio delle varie associazioni e istituzioni verso un agrume di pregio da riqualificare e rilanciare secondo le nuove tendenze di mercato, nonché il recupero ambientale dei “giardini di Trebisacce”: dell’architettura rurale, dei fabbricati, dei sentieri, dei canali di irrigazione e di quant’altro rientri nella tipologia d’uso dei giardini. Grande attenzione viene prestata alla qualità e quindi a tutte le fasi della produzione, grazie anche all’introduzione di nuove tecniche ed innovazioni tecnologiche utilizzate per la coltivazione. L’obiettivo è legato al turismo rurale, alla salvaguardia e al rilancio sul mercato di un frutto particolarmente prelibato, com’è l’arancia della qualità “biondo di Trebisacce”.

L’oro di Federico

Raccolta e il confezionamento dei limoni di Federico II

Lo stesso impegno per lo sviluppo ed il mantenimento del titolo di eccellenza locale è rivolto verso i limoni di Rocca Imperiale, il cosiddetto Oro di Federico. La posizione del territorio è l’ideale per la coltivazione del limone: protetta dalle colline a nord-ovest, accarezzata dal clima mitigato dal mare a sud-est, la zona è una vera e propria culla, un habitat che non risente di inverni troppo freddi e che protegge i frutti anche dall’attacco di funghi e altre malattie tipiche di queste piante. Il Consorzio per la tutela e la valorizzazione dei limoni di Rocca Imperiale sta portando avanti un progetto molto importante per il riconoscimento del prodotto con Indicazione Geografica Protetta. Ma ottenere la prestigiosa identificazione IGP non è certo un punto d’arrivo, quanto un inizio per il paese, che sarà proiettato in una produttività e una redditività senza precedenti. Il limone è solo il punto di partenza, il cardine di un’industria dai tanti volti come le marmellate, i dolci, le scorze candite o il liquore. Il liquore di limoni e limetta è tipico di queste zone, ha un profumo intenso di limone e un colore gialloverde che ricorda l’oro liquido. Un solo sorso riempie la gola di aromi dolci contrastati dall’agro del limone e dal sapore forte tipico di ogni bevanda alcolica. Le bucce degli agrumi vengono infatti lasciate macerare per due mesi nell’alcool, per poi completare il procedimento con l’aggiunta dello zucchero fino a totale scioglimento. Solo allora viene filtrato ed imbottigliato.

I prodotti dell’orto

Prodotti del frutteto.

Gli agrumeti non sono gli unici a deliziare i palati con i proprio frutti: anche gli orti sono generosi e offrono frutta e verdura dai sapori intensi grazie alle proprietà del suolo, ricco e nutriente. Le tipiche perine estive crescono con il sapore del miele, i fichi sono così dolci da sembrare marmellata ancora sulla pianta e persino i peperoncini sono speciali, ideali anche per accompagnare i formaggi o la carne, ridotti in salsa. I piselli sono perle verdi, dolci e morbidi, da snocciolare dal baccello e sgranocchiare senza riuscire più a fermarsi, oppure da cucinare insieme alle seppie per la preparazione della famosa ricetta “seppie e piselli”, nella famosa e caratteristica zuppa. Anche le fave sono ricche di sapore, e come i piselli crescono soprattutto nella zona di Roseto ed Amendolara, un tempo famosa anche per le sue mandorle. Mille colori e mille sapori per soddisfare tutti i palati, prodotti genuini che danno vita a piatti incredibili, dall’antipasto al dolce. Basta solo scegliere e sedersi a tavola in una nuova, inconfondibile, giornata nell’Alto Jonio Cosentino.

I prodotti agroalimentari tradizionali del frutteto

L’Alto Jonio Cosentino può vantare tra le sue eccellenze diversi PAT, ossia Prodotti Agroalimentari Tradizionali. Per potersi fregiare di tale titolo è necessario che i prodotti siano “ottenuti con metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidati nel tempo, omogenei per tutto il territorio interessato, secondo regole tradizionali, per un periodo non inferiore ai venticinque anni.” Sono ufficialmente divisi in categorie di appartenenza e vengono individuati a livello regionale, in base ad una attenta valutazione di merito e tradizione. All’interno del territorio del Gal Alto Jonio Federico II spiccano i famosi fichi essiccati e le trecce di fichi di Plataci e Albidona, dal colore ambrato e il gusto aromatico; i limoni Oro di Federico e il liquore di agrumi di Rocca Imperiale, ottenuto da limoni e limetta; il biondo tardivo di Trebisacce ossia il succoso arancio che matura da aprile a luglio nei famosi “Giardini”; ed infine le marmellate di Trebisacce, gustose e ricche di limoni, arance e mandarini.  Ognuno di questi prodotti merita un posto fisso nella dispensa di tutti i buongustai.

Il biondo tardivo

Il Biondo tardivo di Trebisacce, dalle eccezionali caratteristiche organolettiche, è una varietà di arancia che matura in tarda primavera grazie al microclima dell’Alto Jonio: l’azione mitigatrice del mare e i rilievi del Pollino, che impediscono ai venti freddi settentrionali di soffiare sugli agrumeti (attraversati da cunette in cui scorre l’acqua dette lacquari), rendono l’inverno meno rigido e fanno di Trebisacce una delle principali oasi di agrumi della regione.

Ciliegie: una tira l’altra

Ciliegie di Roseto Capo SpulicoNel comune di Roseto Capo Spulico, dall’alto della sua bella altura digradante verso il mare incontaminato e cristallino, la coltivazione delle ciliegie parla di cultura e tradizioni da riscoprire, ma può anche ricevere un impulso importante verso la progredita logica di mercato e rappresentare una buona fonte di reddito per le aziende agricole del luogo, dove alcune hanno scelto di produrre con metodo biologico. Le cultivar di ciliegio largamente coltivate sono la Ferrovia, Lapis, Bigarreau, Giorgia, SweetEarly, Early Star, Peleste, Grase Star, Black Star, Balze Star, Lala Star.