Paesaggio protagonista

Il celebre “scoglio a incudine”, situato lungo la spiaggia sottostante il Castello di Roseto, è uno dei simboli delle terre dell’Alto Jonio Cosentino e viene spesso chiamato “il fungo del Castello” per la sua forma insolita.

Il paesaggio dell’Alto Jonio Cosentino è dominato dalle montagne del massiccio del Pollino da un lato, dal mare dall’altro. Questa particolarità offre al visitatore la possibilità di godere di entrambi gli ambienti, marino e montano, in una cornice caratterizzata da una radicata e affascinante cultura.

Caratteristica associazione floristica della gariga; l’ambiente collinare presenta pochi alberi alternati ad ampi tratti di macchia mediterranea.

L’alto jonio cosentino sorge nel mezzo del grande golfo di Taranto e grazie ad una conformazione particolare ed eterogenea ha assunto nei secoli il ruolo di meta insolita, poco facile da raggiungere e proprio per questo così intrisa di fascino e mistero. Qui la costa e il mare distraggono il turista poco accorto da una realtà altrettanto bella e interessante: l’entroterra. Eppure sono sufficienti pochi chilometri per passare dalle spiagge sabbiose e ciottolose del litorale all’incanto dei borghi rurali, austeri ed essenziali, aggrappati alla montagna. In meno di trenta chilometri si passa dalla costa ionica alle vette del massiccio del Pollino, valore aggiunto a questo territorio a confine con la Basilicata che grazie all’istituzione del Parco Nazionale intende coniugare l’esigenza, da una parte, di non infrangere il modo di essere del paesaggio e dell’ambiente, e dall’altro di mirare alla valorizzazione delle caratteristiche peculiari di questi luoghi, cercando di garantire un effettivo miglioramento della vita alle popolazioni che con la loro opera hanno contribuito alla genesi di un patrimonio paesistico di luminosa suggestione.

Profumo agreste

Calanchi, vicino ad Amendolara

Alessandria del Carretto, Albidona, San Lorenzo e Plataci, sono tipici borghi montani sovrastati dal monte Sparviere, dal quale è possibile far spaziare lo sguardo dal massiccio del Pollino al Golfo di Taranto, alla Piana di Sibari. In questi luoghi la natura è assoluta protagonista e la pace e la tranquillità sono gli ingredienti essenziali per rendere proficua una vacanza a misura d’uomo. Ad ogni passo si rivelano rigogliosi boschi, come quello di Straface (comune di Amendolara), che offre la possibilità di rigeneranti passeggiate all’ombra di querce e pini, oppure la Foresta (comune di Castroregio), dove è stato realizzato un interessante Centro di Educazione Ambientale.

Grifone, reintrodotto in tempi recentissimi nell’area delle Gole del Raganello.

Altri boschi di grandissima importanza sorgono nell’area del Raganello, come la sconfinata Fagosa, che tappezza il fianco nord-orientale del massiccio del Pollino e costituisce la faggeta più estesa del Parco Nazionale. Oppure il bosco di Lagoforano, un’ampia e antica querceta che impreziosisce il comprensorio di Alessandria del Carretto. Il paese più alto del Parco Nazionale del Pollino (m 1000) si trova ai piedi del Monte Sparviere (m 1714), SIC esteso su 276 ettari caratterizzato da boschi mesofili e una formazione forestale relitta di Tilio-Acerion con la presenza di Acer lobelii e A. neapolitanum con fioritura di diverse specie di orchidee, zona della Previtera. Sempre nel comune di Alessandria del Carretto si segnalano cerri in zona Difisella e abeti nella Spinazzeta. Siti di notevole interesse naturalistico sono anche l’area di Commaroso, nel territorio di Canna, dove troviamo alcune fonti sorgive, e la gola del Caldanello a Cerchiara di Calabria. Quest’ultima è una meta particolarmente rinomata tra gli escursionisti grazie a diversi sentieri e alla via ferrata che è stata attrezzata sulla forra del torrente. Altri elementi tipici del paesaggio dell’Alto Jonio sono le fiumare, come il Saraceno e il Ferro, corsi d’acqua temporanei, privi di una vera e propria sorgente che in occasione di forti precipitazioni trasportano a valle un’elevata quantità di detriti. L’alveo bianco delle fiumare è visibile soprattutto in estate quando la portata è minima o del tutto assente. E in un caleidoscopio di sensazioni ed emozioni sempre diverse, l’Alto Jonio Cosentino è stato inserito tra i cinquanta “paesaggi agrari” d’Italia da tutelare. Grazie al gioco di equilibrio tra il paesaggio dolce del litorale e quello agreste della collina, parte del territorio ricoperto di boschi è stato trasformato in pittoresche zone agricole, come la zona di Rocca Imperiale che costituiva una delle aree di caccia predilette da Federico II. Questa è la Calabria che non si scorda più.

L’odore della salsedine

La costa dell’Alto Jonio, che si estende per diverse decine di chilometri, si presenta variegata: ora con dolci spiagge di ciottoli baciate dal delicato moto ondoso del mare, ora con frastagliati scogli, come quello dalla caratteristica forma a incudine che emerge dalla suggestiva spiaggia di Roseto Capo Spulico. Il mare è un elemento che ha caratterizzato in modo profondo la cultura di tutti i popoli che nei secoli occuparono questo splendido territorio. Nella secca che sorge a oltre dieci miglia marine dalla costa di Trebisacce, conosciuta con il nome di “banco di Amendolara”, sono state effettuate delle ricerche negli anni ’30 del secolo scorso da parte della Regia Marina Militare. Durante i rilievi sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici risalenti al IV secolo a.C., a testimonianza che l’area era occupata da popoli di marinai sin dai tempi più remoti. Oggi la secca ricopre notevole interesse naturalistico e outdoor poiché è possibile immergersi sui fondali avvalendosi delle esperte guide subacquee locali. Sulla spiaggia, invece, i pescatori, senza distogliere l’attenzione dai loro gesti quotidiani, chiacchierano e indagano la mente per ricordare e raccontare di tempeste terribili, pesche miracolose, storie vere che sfumano in leggenda. I sensi del turista sono catturati anche dagli aromi mediterranei che inebriano l’aria: agave, fichi d’India, oleandri, pini, mandorli, carrubi e olivi si inseguono lungo i cinquanta chilometri di costa dell’Alto Jonio dove la natura non è stata avara, regalando panorami incantevoli e un mare incontaminato. E mentre i gabbiani posati sull’acqua si fanno traghettare dall’altalenante su e giù delle onde, poco più in là i colorati frutteti emanano profumi di arance, limoni, albicocche e pesche.

Monte Sparviere

Nel versante nord della Calabria, al confine con la Basilicata, si erge maestosa la cima del monte Sparviere, che con i suoi 1713 metri sul livello del mare è una delle vette più alte del Parco Nazionale del Pollino. La montagna prende il nome dallo sparviero, uccello rapace fiero e affascinante della cui presenza sul monte parla persino Omero nell’Odissea. L’area del monte è ricca di vegetazione ed è famosa per le caratteristiche acerete, all’interno delle quali si rinviene una inusuale convivenza di ben cinque differenti specie di aceri: acero campestre (Acer campestre), acero di monte (Acer pseudoplatanus), acero di Lobel (Acer lobelii), acero di Ungheria (Acer obtusatum) e acero riccio (Acer platanoides).

Acque curative

Sul fianco del monte Sellaro si trova la grotta delle Ninfe, nelle cui acque sulfuree i Sibariti credevano che dimorassero le Ninfe Lusiadi curatrici di ogni male. Sin dai tempi antichi le sue acque e i fanghi scuri erano utilizzati come rimedio per le malattie della pelle e come elisir di bellezza. Nelle vicinanze della grotta sorge oggi un centro termale – gestito direttamente dal Comune di Cerchiara di Calabria – visitato soprattutto durante la stagione estiva. Anche nel comune di Spezzano esistono acque curative particolarmente apprezzate, come quelle che nascono dalle sorgenti di Fonte delle Grazie (acque clorurosodiche) e di Fonte Turio (acque salso-bromoiodiche) usate per la cura di malattie delle vie respiratorie e del fegato. Approfondisci

Patriarchi della natura

Tra tutti gli esseri viventi gli alberi occupano sicuramente un posto di rilievo, sia per la longevità a volte millenaria, sia per le dimensioni che possono raggiungere. Trovarsi di fronte uno di questi patriarchi verdi e pensare che si trovi lì da tempo immemorabile fa sicuramente un certo effetto, si sente quasi l’energia che ne scaturisce. Sul massiccio del Pollino esistono diversi nuclei di alberi maestosi. Si tratta prevalentemente di pini loricati come quelli di Serra delle Ciavole, alberi dalla forma frastagliata che prendono il nome dalla “lorica”, l’antica corazza a piastre utilizzata dai romani. Il tronco si presenta infatti a grandi placche romboidali per via delle fessurazioni della corteccia. Può raggiungere anche i trenta metri di altezza e si riconosce facilmente per l’aspetto slanciato. Di notevole interesse anche gli abeti bianchi che si rinvengono in aree relitte del monte Sparviere e i pini mediterranei che radicano a quote più basse.

Le gole del Raganello

La Riserva delle gole del Raganello, istituita nel 1987 , sorge su una superficie di 1.600 ettari. Oggi è stata inclusa all’ interno del perimetro del Parco Nazionale del Pollino ed è anche una Zona di Protezione Speciale (ZPS), nonché un Sito di Interesse Comunitario (SIC) per via della flora, della fauna e degli ambienti di pregio che custodisce. Il Raganello è lungo all’ incirca trentadue chilometri di cui tredici sono costituiti da un profondo e spettacolare canyon con strapiombi che in alcuni punti raggiungono centinaia di metri. Il corso d’ acqua, che sorge ai piedi della Serra delle Ciavole, scende inizialmente tranquillo tra i boschi fino a raggiungere la Timpa di San Lorenzo dove inizia l’ imponente gola con pareti levigate alte fino a settecento metri, piccole cascate, acque spumeggianti e rocce multicolore. Gli escursionisti e gli amanti del torrentismo e del rafting troveranno nelle gole del Raganello uno dei più spettacolari percorsi di tutto il meridione. Approfondisci

Musei della natura

Forti tinte del bosco Foresta di Castroregio, popolato da roveri, farnie e cerri.

Nell'ottica di rendere maggiormente fruibili le aree protette e avvicinare adulti e bambini alla conoscenza degli aspetti culturali e naturalistici del territorio, sono nati negli anni diversi musei che svolgono una importante funzione educativa. Ad Alessandria del carreto aprirà a breve il Museo Naturalistico del Lupo, dedicato integralmente alla biologia di questo affascinante predatore che solca le montagne del Pollino. Nello stesso comune sorge un orto botanico che si estende su una superficie di oltre due ettari attrezzati con sentieri natura e laboratori all’aperto, accessibili anche ai disabili. A Cerchiara di Calabria troviamo il Museo dedicato al Pino loricato, una delle specie simbolo del territorio. Al suo interno è possibile osservare reperti e testimonianze relative a questo gigante dei boschi, oltre a foto e pannelli didattici. Accanto sorge invece un Museo dedicato al Pane dove sono conservati strumenti, macchinari e macine e dove mugnai e panettieri sono impersonati da modelli in scala reale.