Sulle orme di Federico II – rocche, castelli e torri di avvistamento

Castrum Petrae Roseti

Il Castrum Petrae Roseti di Roseto Capo Spulico è una delle più affascinanti ed imponenti testimonianze del dominio normanno in Calabria.

Affacciati sul mare con torri di vedetta lanciate verso il cielo, immobili osservatori della corsa del tempo, i castelli dell’Alto Jonio Cosentino sussurrano ancora le parole del grande Federico II: �����è nostra intenzione mostrare le cose che sono come sono”

Portate dal vento o rimaste incastrate tra le rocce e le lastre di pietra consumate da carri e cavalli, restano in attesa di orecchie allenate le urla dei guerrieri e lo stridere delle spade. Le fortificazioni, le logge e i torrioni sono ancora percorsi da fantasmi in armatura e dame dai lunghi vestiti. Lo spauracchio dei Saraceni, le battute di caccia e l’indomito coraggio di Federico II sovrastano immobili i luoghi e le terre dell’Alto Jonio Cosentino, là dove borghi e castelli sono testimonianza del passato che fu. Il Castello di Rocca Imperiale, imponente e maestoso, domina il paese dall’alto di una collina a poche centinaia di metri dal mare. Esso era un punto di difesa di grande importanza strategica, come testimonia la pianta stessa dell’edificio. L’ingresso principale risulta essere decentrato e di molto sopraelevato rispetto al piano della campagna, una porta cosiddetta “sinistra���, che obbligava gli assalitori a percorrere un lungo tratto allo scoperto sotto le mura, aprendosi al pericolo di attacchi dall’alto. Questa tecnica era ampiamente utilizzata sotto il regno di Federico II, anche se non ci sono prove certe che possano attribuire a lui la prima edificazione del castello, che ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli da parte di angioini ed aragonesi.

Una delle massicce torri a base tronco-conica del Castello di Rocca Imperiale

Osservando il portale di Federico dal terrapieno si vede la prima merlatura: inglobata nel muro a destra del portale, essa è parecchio più bassa di quelle della torre e nel muro si vedono un paio di “buchi d’anta rotondi”, caratteristici di Federico. Stando ai dati storici, il castello aveva all’epoca finalità esclusivamente difensive e non abitative, tanto meno di residenza imperiale, al contrario di quello di Amendolara, costruito precedentemente. È nota la passione di Federico II per la caccia con il falcone in queste terre – allora ricoperte da boschi – dove si spostava con tutta la Corte per le sue partite venatorie. L’attuale fossato del Castello, il ponte levatoio e le strutture esterne sono sicuramente successive all’epoca del dominio Svevo. Nel corso del tempo fu di proprietà dei Sanseverino e poi pass���� ai Pignone. Il castello, a pianta quadrangolare con corte interna, è fornito di stanze per gli approvvigionamenti, cisterne per l’acqua, scuderie, camere di tortura, prigioni, mura di cinta, parapetti e torri di osservazione che furono la salvezza della popolazione durante le invasioni turche del XVI e XVII secolo, tanto che il castello non venne mai espugnato.

Castello fortezza di Oriolo. Il primo impianto risale all’XI secolo, cioè al periodo normanno.

Un altro bellissimo maniero, di grande importanza contro le invasioni saracene, fu il Castello di Oriolo, comune che arroccato su uno sperone a circa 500 metri d’altezza, custodisce uno splendido borgo medievale.

Un’armatura custodita nella raccolta di abiti antichi del Castello di Oriolo

Ben conservato, nonostante i crolli degli anni ’30, il castello è il culmine del paese, punto di forza insieme alla chiesa di San Giorgio martire. Esso era stato abbandonato in periodo barbarico e poi ricostruito e fortificato in epoca bizantina come punto strategico che dominava la costa, con le sue torri d’osservazione a pianta circolare. Delle quattro torri solo tre sono ancora in piedi intorno al mastio e al corpo centrale del fabbricato. L’abbassamento in altezza della struttura è dovuto purtroppo all’attività sismica, che fece crollare un piano.

Il Castello di Roseto Capo Spulico con in primo piano il celebre scoglio a incudine.

In quanto a fascino, però, il Castello di Roseto Capo Spulico ha ben pochi rivali. Esso domina la spiaggia arrampicato su una roccia, mostrando la sua facciata di tufo calcareo alle acque dello Jonio, ed era un monito costante per chi avesse avuto l’ardire di sbarcare sulla costa di Taranto. Costantemente lambito dai flutti è lo scoglio “dell’incudine”, o “fungo del castello”, che emerge dal mare proprio di fronte alle imponenti mura. Il castello risale al X secolo ed è detto Petrae Roseti (“della Pietra di Roseto”) perché, come ricorda San Vitale da Castronuovo, è sulla “Pietra di Roseto����������������� che il Santo avrebbe fondato un monastero. Sui ruderi dell’edificio sacro è poi sorto il “Castrum Petrae Roseti” nel secolo XI, ad opera dei Normanni. A quel tempo il castello segnava il confine tra i possedimenti di Roberto il Guiscardo e il fratello Ruggero II, padre di Costanza d’Altavilla, erede del Regno di Sicilia e madre di Federico II. Nel XIII secolo fu requisito da Federico II ai Cavalieri Templari, per ritorsione verso il loro tradimento durante la VI crociata in Terra Santa, e divenne fortezza prettamente militare; dai registri angioini si conosce l’entità della guarnigione assegnata alla fortezza, che nel 1275 risulta composta dal castellano, uno scudiero e da dodici guardie. Recenti studi hanno dimostrato che il Castrum Roseti, ampliato nella sua forma attuale da Federico II, fu un luogo non solo di difesa dai pirati del mare ma anche religioso e templare. Già la sua pianta trapezoidale testimonia il riferimento al tempio di Gerusalemme e basti leggere nelle antiche mappe catastali, Foglio 34 del Comune di Roseto Capo Spulico, i nomi delle contrade che circondano il maniero per confermare detta ipotesi: a Nord del Tempio troviamo il fiume Giordano che poi scende verso Est; a Nord del Castrum Petrae Roseti troviamo la terra Giordana con il primo paese di Montegiordano, confinante col maniero; a Sud leggiamo il nome di Piano d’Orlando, che richiama Re Art�� ed i Cavalieri della Tavola Rotonda alla Ricerca del Sacro Graal; ad Ovest leggiamo il nome di Piano di Salomone, il re costruttore del Sacro Tempio di Gerusalemme; ad Est l’acqua dello Jonio, come a rappresentare l’acqua del Giordano che scende da Nord verso Est, rispetto alla Città Santa. A conferma rileviamo i seguenti segni esoterici inseriti su un imponente portale in stile gotico: la rosa crociata, i petali di giglio, il cerchio di Salomone e lo stemma con grifone, emblema del casato Svevo. Ed ancora: un onfale con sopra incisi i segni della Passione di Cristo con l’Agnus Dei, il tetragramma di Heavé, una croce cristiana all’ingresso del piano terra e, sul cornicione di detto ingresso, i numeri romani che richiamano i versetti di inno ad Allah del Corano.

Una delle sale del Castrum Petrae Roseti

Segno che Federico credeva nella unione delle tre religioni monoteiste.Dall’interpretazione dei tanti segni esoterici alcuni esperti hanno affermato che dal Castrum di Roseto sia transitata, sotto il regno di Federico II, anche la Sacra Sindone. Il castello è circondato da torri di avvistamento possenti, una delle quali più alta, merlata e a pianta quadrangolare. All’interno della rocca si apre un ampio cortile con cisterna centrale per l’approvvigionamento d’acqua e i resti delle scuderie, mentre gli interni hanno saloni di rappresentanza e grandi stanze ancora arredate secondo lo stile medioevale. Proprio per la sua bellezza, lo stato di conservazione e la posizione sul mare esso è una vera e propria perla dell’Alto Jonio Cosentino. Non è un caso, quindi, se il “Castrum Petrae Roseti” è stato classificato tra i 10 castelli più belli e romantici d’Europa dalla rivista Style.

Vista interna del Castello di Amendolara.

Anche il Castello di Amendolara è di origine normanna: venne costruito tra l’VIII ed il IX secolo sui ruderi di una roccaforte longobarda e fu restaurato nel 1239 da Federico II, che ne modificò ampiamente la struttura originale. Federico vi dimorò a lungo durante i suoi spostamenti tra la Sicilia e la Puglia ed esso assunse quindi l’importanza di “domus imperialis”. Inoltre, per la sua posizione strategica, fu un importante luogo di riunione e di passaggio per i cavalieri, per i monaci basiliani e per i crociati che si imbarcavano verso la Terra Santa. Come gli altri castelli dell’epoca, passò in mano agli angioini e poi ai Sanseverino. Attualmente quello che ne rimane è frutto di diversi rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli, ma si può ancora ammirare la bellezza del colonnato aragonese che rimanda ai fasti della Magna Grecia, il ponte di accesso in muratura, che sostituisce il ponte levatoio, il fossato e la torre poligonale. All’interno hanno un grande rilievo artistico un trittico in affresco di scuola napoletana risalente alla fine del XIII secolo che raffigura la crocifissione con S. Giovanni e la Madonna ed un altro affresco in cui si vede l’Onnipotente benedicente, racchiuso in una mandorla sorretta da due Angeli. Questi castelli silenziosi, legati indissolubilmente al mare e alla roccia, sono testimoni di un tempo fatto di guerra e di pace, di invasioni e di feste sontuose nelle magnifiche e addobbate stanze, di vita e di morte: un tempo che, con lo scorrere dei secoli, li ha portati fino a noi, giganti immobili del tesoro dell’Alto Jonio Cosentino.

Palazzo della Piana