I luoghi dello spirito: un viaggio temporale della fede lungo più di dieci secoli

Chiesa Madre d’Oriolo, dedicata a San Giorgio Martire, insiste sulla sommità del masso di arenaria su cui giace la Cittadella.

Non solo santuari e chiese famose,ma anche minuscoli conventi e piccole cappelle dall’atmosfera magica, custodi di notevoli ricchezze artistiche e architettoniche, in cui si respira la poesia del passato, dell’infinito e dell’eterno, il tutto avvolto in una cornice balsamica che affonda le proprie radici nella religiosità della gente dell’Alto Jonio Cosentino che attraverso i millenni ha maturato le proprie vocazioni per i valori dello spirito.

Anno Mille

Il nostro lungo viaggio storico–religioso parte dalla cappella dell’Annunziata di Amendolara, anche detta cappella dei Greci; affiancata da numerose grotte, e per questo ritenuta il cardine di un antico nucleo di eremiti, è stata edificata nel IX-X secolo su un antico tempio pagano e restaurata nel XVI secolo. La pianta e la cupola tipicamente bizantine cedono il passo a un interno ricco di notevoli decorazioni scultoree e pregiati affreschi; di particolare interesse le raffigurazioni di Santi e Madonne realizzate da pittori del XIV e XV secolo. In una vallata incontaminata sorge la piccola ma suggestiva chiesa di Santa Maria del Cafaro, nell’omonima località del territorio di Albidona. Probabilmente costruita dai monaci basiliani intorno all’anno Mille e completamente ristrutturata nel 1800, conserva la statua in terracotta della leggendaria Madonna Assunta del Cafaro, molto venerata nella zona e oggetto di numerose credenze. Il 15 agosto di ogni anno, la località è affollata dagli abitanti che accorrono per festeggiarla.

Statua di San Nicola di Mira a Trebisacce.

Risale al 1040 la chiesa Madre di San Nicola di Mira, nel cuore del centro storico di Trebisacce. Con cupola e campanile tipicamente bizantini, presenta un interno a tre navate, rimaneggiato nel periodo barocco e nel 1792.

Interno della Chiesa di San Nicola di Mira a Trebisacce.

L’importante restauro del 1994 ha portato alla luce un’antica statua di Sant’Antonio Abate e il Cristo Ligneo, incantevole crocifisso in legno di pioppo restaurato nel 1997; altrettanto notevoli, la pala del 1784 raffigurante la SS. Trinità esposta nella navata destra, l’affresco di San Nicola di Bari sull’altare maggiore e le statue ottocentesche nella navata sinistra.

Nello spazio e nel tempo

Chiesa dell’Assunzione di Rocca Imperiale.

Il cammino appena intrapreso ci riporta al XIII secolo; raggiungiamo la chiesa madre Assunzione della Beata Vergine di Rocca Imperiale, pi�� volte rimaneggiata nel corso dei secoli. All’esterno, oltre allo splendido rosone, si può ammirare, sul timpano sovrastante il portale, una pregevole raffigurazione di Cristo; l’interno, a tre navate con decorazioni in stile barocco, custodisce una serie di opere d’arte di notevole valore, un crocifisso ligneo con aureola in oro e pregevoli altari.
Ci spostiamo verso la chiesa madre di Oriolo intitolata a San Giorgio Martire, patrono del paese, e inserita fra i monumenti nazionali dal Ministero dei Beni Culturali. Modificata più volte nel corso del XVIII e del XIX secolo, è stata riportata agli antichi splendori dagli ultimi lavori di restauro. A guardia della porta centrale troviamo due leoni del 1264, testimonianza del primo impianto di origine normanna; l’interno, a tre navate, custodisce la “Madonna col Bambino” (1581), l’organo settecentesco e l’altare in legno recuperato dal convento dei Cappuccini di Oriolo (affidato alla chiesa nel 1976). In un prezioso reliquiario di argento si conservano i resti di San Giorgio e del protettore San Francesco da Paola.  Proseguiamo nel nostro viaggio temporale verso la chiesa madre di Sant’Antonio da Padova a Montegiordano (distrutta nel 1936 e riedificata nel 1972) e alla scoperta della chiesa di Santa Maria del Piano a Villapiana.

Pulpito della Chiesa di Santa Margherita Vergine e Martire ad Amendolara.

La chiesa madre di Santa Margherita Vergine e Martire, edificata nel XIV secolo, sorge al centro del Rione Vecchio di Amendolara. In stile romanico, conserva il portale quattrocentesco in pietra; l’interno, a tre navate, è caratterizzato da pregevoli affreschi, un’acquasantiera in pietra con leone stiloforo di arte romanica, un fonte battesimale in pietra e legno, una croce processionale gotica e un prezioso pulpito ligneo barocco.

Chiesa di San Nicola di Bari a Nocara.

Da Amendolara procediamo verso Nocara e la sua chiesa madre di San Nicola di Bari, uno dei santi più venerati dalla tradizione religiosa bizantina; edificata in una piazza dal suggestivo panorama, nasconde l’originaria struttura medievale sotto gli ampliamenti e le ristrutturazioni posteriori. Varcato l’ingresso, colpiscono i ricchi ornamenti, la decorazione della volta che copre la navata e la statua a mezzo busto del vescovo di Mira custodita in una nicchia al centro dell’altare maggiore.

XV secolo e oltre

Torniamo a Rocca Imperiale, dove sorge la quattrocentesca chiesa di Santa Maria della Nova, costruita, secondo la tradizione, per volontà di un principe naufragato sulle coste del paese, in segno di ringraziamento alla sua salvatrice, la “Madonna delle Cesine”. È presumibile che la tela della Madonna tuttora conservata non sia quella originaria, che secondo i racconti svanì insieme al ritratto del principe; la sacra effige ogni anno viene trasportata e custodita in venerazione nella Chiesa Madre fino al 2 luglio. La cappella ha subito più modifiche nel corso dei secoli e presenta una navata unica e un pavimento in mattoni. L’attuale campanile della chiesa di San Pietro di Cerchiara di Calabria, ricostruito nel 1920, sorge nello stesso punto del vecchio, costruito nel 1766 e crollato nel 1908; l’interno trinavato, di originaria architettura rinascimentale, conserva alcuni pregevoli dipinti su tela del ’700. Interessante l’altare marmoreo e i paramenti sacri di manifattura settecentesca napoletana.

Affresco all’interno della Chiesa Madre di San Giovanni, a Plataci.

Nel cuore del centro storico di Plataci troviamo la chiesa di San Giovanni Battista, importante luogo di culto della locale comunità arbëreshe, la cui fondazione risale probabilmente al ’500. Più volte rimaneggiata, è stata arricchita nel XVII secolo con elementi di arte barocca, rinvenibili nei capitelli e nelle decorazioni. La facciata rinascimentale è affiancata da un campanile che accoglie un originale orologio meccanico costruito da un artigiano locale; all’interno sono custodite opere di eccezionale valore: i dipinti raffiguranti la Vergine con Bambino e il Cristo Giudice, un crocifisso e un’acquasantiera del ’700, statue ottocentesche con le effigi di San Giovanni Battista e della Madonna.

Particolare del fonte battesimale della Chiesa Madre di Canna.

Spostiamoci verso la chiesa madre di Canna, eretta nel XVI secolo su una preesistenza medievale, e restaurata “a devozione del popolo nel 1864 e nel 1964”. L’esterno presenta una facciata settecentesca con portale in pietra eseguito da artigiani locali; l’interno, a tre navate, conserva un pulpito in legno del ’700, un fonte battesimale del 1805 e pregevoli statue di Santi.

Dettaglio scultoreo  chiesa dell’Immacolata.

Dirigiamoci verso Roseto Capo Spulico e la sua cappella dell’Immacolata, affacciata sulla panoramica piazzetta detta “davanti alla Cappella” e caratterizzata al suo interno da tele e affreschi di notevole valore della famosa scuola napoletana.

Particolare degli affreschi chiesa dell’Immacolata.

Nella valle del Sarmento, a Nocara è stato edificato nel XVII secolo il maestoso convento di Santa Maria degli Antropici, motivo di grande orgoglio culturale. La struttura svetta ad un’altitudine di 537 metri ed è composta da due edifici:

Convento degli Antropici a Nocara.

il convento, dall’architettura sobria e lineare, e la chiesa, nella quale è custodita la venerata Madonna degli Antropici, rinvenuta, secondo la tradizione, in una grotta che sovrasta il convento. La cappella offre al visitatore un’eccezionale varietà di elementi artistici.

Madonna della Neve a Castroregio.

Proseguendo verso sud ci dirigiamo verso il bosco “Foresta” di Castroregio; all’ombra di roveri, cerri ed elci, sorge l’antica cappella della Madonna della Neve, caratterizzata da una bellissima facciata in pietra locale con timpano in mattoncini rossi; l’interno, a una navata con abside in pietra, ospita l’altare in mattoncini e le panche ricavate dai tronchi degli alberi circostanti. La chiesa custodisce le preziose statue della Madonna della Neve con il Bambino e della Madonna del Rosario.

Particolare interno della Chiesa Madre di Alessandria del Carretto.

La chiesa madre di Alessandria del Carretto, un unicum nel patrimonio storico-artistico dell’Alto Jonio Cosentino, è stata edificata nel 1633 e più volte restaurata. Presenta una semplice facciata in pietra locale e un campanile in muratura con un orologio a numeri romani; l’interno, a tre navate e con soffitto a vela, conserva un dipinto del XVII secolo raffigurante San Giovanni Battista tra Sant’Antonio e Santa Caterina d’Alessandria, preziosi reliquiari e un pregevole crocifisso.  Probabilmente di origine seicentesca è anche la chiesa madre di San Michele Arcangelo di Albidona, posta nel punto più alto del paese, attigua alla suggestiva Piazza Castello. L’interno a una navata, mutato negli ultimi anni da diversi restauri, è arricchito dalla presenza di suggestive tele, da un pulpito ligneo, da notevoli statue e dai troni in marmo nei quali sono ospitate le statue del Santo Patrono e della Madonna del Rosario.  Ci spostiamo nel centro storico di Francavilla Marittima, presso la chiesa della Madonna degli Infermi, costruita su una preesistente cappella del XVII secolo. L’intenso percorso religioso termina nel cuore di San Lorenzo Bellizzi; qui sorge l’ottocentesca chiesa di Santa Maria del Carmine, caratterizzata al suo interno dalla pregevole statua lignea di Sant’Antonio decorata in oro zecchino.

La festa della Madonna del Soccorso

Profondamente legato al culto mariano, il piccolo borgo di Canna celebra, con una delle feste pi���� belle dell’Alto Jonio Cosentino, la Madonna del Soccorso, probabilmente venerata già nella seconda metà del XVII secolo. In suo onore si tengono due festeggiamenti: uno nell���ultima domenica di maggio, in concomitanza con i festeggiamenti di San Francesco da Paola, l’altro nella prima domenica dopo il giorno di ferragosto, la giornata successiva alla festa di San Rocco. La processione estiva attraversa tutto il paese fino ad arrivare al Rione Umberto I, in cui si ripete da secoli il famoso rito della benedizione del grano, simbolo di vita e di ricchezza.

La processione al Santuario della Madonna del Pollino

Tra gli eventi religiosi più simbolici e folcloristici ricordiamo la festa della Madonna del Pollino, momento in cui l’intera comunità calabra e lucana che vive ai piedi del monte si riunisce per tre giorni in un clima di festosa allegria. La statua della Madonna, custodita nella chiesa di San Severino Lucano, è portata in processione al Santuario la prima domenica di giugno, e qui rimane fino alla seconda domenica di settembre. I primi venerdì, sabato e domenica di luglio si svolge la festa vera e propria: una lunga e variopinta processione di fedeli invade la montagna e tra il suono delle zampogne, le tradizionali danze e il profumo dell’arrosto, hanno inizio i lunghi festeggiamenti culminanti nella celebrazione eucaristica e nella processione del sabato.

La festa di Sant’Alessandro

Sacro e profano si intrecciano ad Alessandria del Carretto durante i lunghi festeggiamenti in onore di Sant’Alessandro (ultima domenica di aprile), famosi per il suggestivo rito della “Pita” (abete), a cui partecipa l’intera popolazione alessandrina. Il 3 maggio, dopo la messa solenne, la processione e l’incanto, inizia la tanto attesa scalata della Pita, nei giorni precedenti levigata, decorata e innalzata con immenso entusiasmo. I fragorosi applausi, l’incalzante musica e le incitanti urla sostengono i giovani protagonisti impegnati nella scalata, fino all’esultanza finale dedicata all’eroe che raggiunge la cima dell’albero.

La festa di San Francesco da Paola e San Michele Arcangelo

Il 7 maggio Albidona festeggia il protettore San Francesco da Paola, con la tradizionale “pioca”: enormi esemplari di pino d’Aleppo vengono trasportati in tutto il paese, accompagnati dalla musica popolare dei suonatori locali e dai tipici prodotti del paese. Il giorno successivo si svolgono, invece, i festeggiamenti dedicati al patrono, San Michele Arcangelo: dopo la celebrazione eucaristica e la processione accompagnata dalle donne in abito tradizionale che trasportano i “cinti”, si svolge il tradizionale “incanto”, l’asta dedicata al Santo. Nella notte, tra musiche, danze e banchetti tipici, si assiste all’incendio delle maestose “pioche”.

San Giorgio Martire e San Francesco da Paola

"sunacchiari”- suonatori di cornamuse

La lunga tradizione popolare e la profonda devozione per i santi protettori continua ad animare le feste patronali, giorni in cui la comunità si ferma e l’attenzione è completamente rivolta ai solenni riti religiosi e civili. Particolarmente sentiti sono i festeggiamenti di San Giorgio Martire e San Francesco da Paola, rispettivamente patrono e protettore di Oriolo, celebrati il 23 e il 24 aprile di ogni anno. I festeggiamenti, molto simili tra loro, partono il 23 aprile con la processione lungo le vie del centro storico e dell’intero paese; come da tradizione, la statua di San Giorgio viene scortata durante tutto il tragitto dalla “Guardia”, dai “sunacchiari” (i suonatori di cornamuse), dai devoti della comunità (riconoscibili dai tradizionali e preziosi costumi albanesi) e da centinaia di fedeli e curiosi arrivati dai paesi vicini. Massima affluenza e partecipazione si ha in occasione della solenne festa di San Francesco da Paola, celebrata il giorno successivo, il 24 aprile. Il campanone del 1600 annuncia l’inizio della processione che si snoda nelle stesse strade percorse il giorno precedente; il momento sicuramente più atteso dai devoti è l’esposizione e il bacio della reliquia del Santo, conservata in una teca d’argento settecentesca. Il corteo termina a notte fonda e culmina nel saluto ai Santi con un lungo applauso.

Da visitare

  • Chiesa Madre di San Michele Arcangelo

    Via Municipio, 1 87070 Albidona (Cs) Telefono:098152078
  • Chiesa Madre di Alessandria del Carretto

    Piazza del Popolo 87070 Alessandria del Carretto (Cs)
  • Chiesa Madre di Santa Margherita Vergine e Martire

    Via Chiesa 87071 Amendolara (Cs) Telefono:0981911205
  • Chiesa Madre Immacolata Concezione

    Via Plebiscito 87070 Canna (Cs) Telefono:0981934043
  • Cappella della Madonna della Neve

    Località Foresta Castroregio (Cs) Telefono:0981912067
  • Chiesa di San Pietro

    Via Roma 87070 Cerchiara di Calabria (Cs) Telefono:0981991121
  • Chiesa della Madonna degli Infermi

    Piazza Madonna degli Infermi 87072 – Francavilla Marittima (Cs) Telefono:0981994318
  • Chiesa Madre San Nicola di Bari

    87070 Nocara (Cs) Telefono:0981934473
  • Chiesa Madre di San Giorgio Martire

    Via Francesco Accattato 87073 Oriolo (Cs) Telefono:0981931104
  • Chiesa di San Giovanni Battista

    Via Giordano Bruno, 13 87070 Plataci (Cs)
  • Chiesa Madre Assunzione della Beata Vergine

    Corso Vittorio Emanuele 87074 Rocca Imperiale (Cs) Telefono:0981936016
  • Chiesa Madre di San Nicola di Mira

    Piazza Progresso 87075 Trebisacce (Cs) Telefono: 098151152 0981507301
  • Chiesa di Santa Maria del Piano

    Piazza Umberto I 87076 Villapiana (Cs) Telefono:0981505747