Confini senza tempo

Testimonianze archeologiche custodite al Museo Vincenzo Laviola di Amendolara.

La leggenda narra che furono i reduci della guerra di Troia ad erigere Leutarnia, oggi Albidona, e che fu lo stesso Epeo, costruttore del cavallo di Troia, a fondare la mitica Lagaria, di collocazione incerta, tra chi la vuole nei pressi di Nocara e chi nel territorio di Amendolara. L’Alto Jonio Cosentino è territorio ricco di testimonianze della sua densa storia: dal Neolitico all’Età del Bronzo e del Ferro, fino alle colonie greche, all’arrivo dei Romani, al Medioevo.

Molti sono i popoli che si sono avvicendati nell’alto jonio cosentino, dagli abitanti indigeni pre-ellenici, ai greci, ai romani, passando per le incursioni dei saraceni, fino alla nascita delle comunità albanesi, che sono arrivate qui nel 1400 in fuga dall’invasione turca in Albania. I primi stranieri a sbarcare lungo la costa jonica furono i Micenei nel XIII secolo a.C., come testimoniano anfore vinarie e resti di ceramiche trovati nell’area. Nei secoli successivi l’Alto Jonio Cosentino ricadde sotto il governo di Sibari, potentissima colonia greca situata più a sud, vera e propria capitale dell’alto Mediterraneo nel VII secolo a.C. Oggi Sibari nel suo Museo Archeologico conserva numerosi reperti di epoca greca e anche più antichi.

Sulle tracce degli Enotri e dei Greci

Timpone della Motta

A circa 14 chilometri a nord-ovest di Sibari, sul Timpone della Motta, nel comune di Francavilla Marittima, si trova uno dei siti archeologici più significativi dell’Alto Jonio Cosentino. Qui i greci costruirono un santuario dedicato alla dea Athena, e aveva probabilmente sede una delle venticinque ‘polis’ dello stato sibaritico.

Necropoli di Macchiabate.

Un centro importante, come testimonia la Necropoli di Macchiabate, scoperta e riportata alla luce dagli anni ‘60 del Novecento, con le sue duecento tombe complete di corredo funerario, vasellame di ceramica e oggetti in metallo, generalmente bronzo. Da quanto si ipotizza, la Necropoli ha avuto una vita di tre secoli, dall’inizio dell’VIII a.C. fino alla fine del VI a.C.

Anche il Parco Archeologico e l’Antiquarium di Nocara esibiscono reperti che lasciano supporre l’esistenza di una antica città di epoca greca: probabilmente Lagaria, citata dal geografo Strabone.  Risalente al IV secolo a.C. è la fattoria lucana a corte quadrata portata alla luce in località Menzinara nel comune di Montegiordano, su una collina che domina il mare.

Sito archeologico di Broglio, a Trebisacce.

Ma la vera chicca archeologica dell’Alto Jonio Cosentino è il sito di Broglio di Trebisacce, l’unico dedicato interamente agli Enotri, il popolo che abitava queste sponde del Mediterraneo prima dell’arrivo dei greci. Trebisacce è uno dei paesi adagiati sul mare lungo la fascia ionica a nord di Sibari. A Broglio, a circa 1500 metri dal mare, presso la foce del fiume Marzuco che confluisce nel Saraceno e poco più a sud di Trebisacce, è stato portato alla luce un villaggio protostorico che si estende per una quindicina di ettari, sorto nella media età del Bronzo (XVI secolo a.C.) e durato fino a poco prima della nascita di Sibari. Su questa collina gli Enotri costruirono capanne a pianta rettangolare e magazzini nei quali venivano conservati recipienti in ceramica (dolii) per derrate agricole, forse anche olio.

Sito archeologico di Broglio, a Trebisacce.

A testimoniarlo sono i rinvenimenti archeologici, tra i quali troviamo anche frammenti ceramici di fabbricazione micenea, portati dalla Grecia prima della fine del II millennio a.C. Secondo Renato Peroni, archeologo che ha diretto gli scavi a Broglio, le popolazioni indigene intrattenevano scambi commerciali con i navigatori micenei. Il sito di Broglio era “una tappa lungo le rotte che univano le città micenee della Grecia all’arcipelago delle Eolie e all’isola di Vivara, nel Golfo di Napoli”, sostiene l’archeologo Pier Giovanni Guzzo.

I reperti del sito di Broglio sono conservati nel Museo archeologico di Sibari e a Trebisacce, mentre è in allestimento un’apposita area espositiva in zona.  Altre località interessanti per i resti di epoca greca sono le zone archeologiche di Monte Soprano nel comune di Rocca Imperiale, più a nord di Trebisacce, sempre lungo la costa. Masseria Saliva, Timpone Ronzino, Murge Santa Caterina rappresentano infatti un museo a cielo aperto nel panorama dell’antica Sibaritide.  Percorrendo la strada statale nr. 106 verso nord, a circa 18 chilometri dall’uscita del centro abitato, una strada interpoderale sulla sinistra conduce a Le Cesine, località oggi famosa per la produzione di uva da vino e da tavola, dove sono stati rinvenuti ruderi di fabbriche a condutture laterizie.

Un libro aperto sulle civiltà

Museo Archeologico statale Vincenzo Laviola ad Amendolara.

Secondo alcuni, la secca di Amendolara, a dodici miglia dalla costa, costituisce la mitica isoletta di Ogigia dove Ulisse restò per sette anni prima di fare ritorno a Itaca, trattenuto dalla ninfa Calipso. Di certo, il territorio di Amendolara, situato tra la costa ionica e le pendici del Dolcedorme nel massiccio del Pollino, è un vero campionario di culture, dall’età protostorica a quella grecoarcaica, dall’età tardo-romana a quella bizantina. Molti reperti sono conservati nel Museo Archeologico ‘Vincenzo Laviola’, nel centro del borgo. Vi troviamo vasi in terracotta, armi, gioielli e arnesi in metallo del XII secolo a.C., corredi funerari, ceramiche, reperti metallici e migliaia di pesi fittili.

Reperto conservato al Museo Laviola.

Particolari sono le iscrizioni in greco su alcune di queste suppellettili, che attestano l’alto livello che la lavorazione della lana aveva raggiunto in questa zona. Particolarmente interessante è il pianoro di San Nicola, che sovrasta Capo Spulico e segna il confine tra l’antica Sibari a sud e Siri, colonia greca fondata più a nord, in Basilicata. Qui un attento lavoro di scavo ha portato alla luce le fondamenta di diverse case databili tra il VII e il VI secolo a.C., una vera e propria ‘polis’ greca, forse proprio la mitica Lagaria. È da segnalare però che anche San Nicola era probabilmente abitata prima dell’arrivo dei greci, precisamente dai Choni, popolazione di stirpe enotrica.

Reperti archeologici conservati al Museo Laviola

I pesi da telaio iscritti con nomi femminili indigeni in lettere dell’alfabeto acheo e un tesoretto di monete in argento, prevalentemente della zecca di Sibari, fanno parte dei preziosi reperti trovati a seguito degli scavi. Tra il pianoro di San Nicola e il mare, nelle località Mangosa e Paladino (‘Uomo morto’), sono state trovate necropoli ricche di corredi funerari, soprattutto nelle tombe femminili: oggetti d’ornamento in bronzo, ma anche recipienti in ceramica, brocche e coppe di imitazione o importazione greca.  Di epoca romana è invece la stazione di sosta ‘Statio Ad Vicesimum’, posta lungo il tracciato dell’antica via costiera jonica, a venti miglia da Thurii e a ventiquattro da Heraclea. Essa veniva utilizzata per il cambio dei cavalli ed era fornita anche di servizi per il vitto, l’alloggio e lo svago dei viandanti.

Reperto conservato al Museo Laviola.

Nei dintorni si sono individuati i resti di un sistema idrico: cisterne quadrangolari, vasche di decantazione poste a quote differenti e più a monte, nei pressi della chiesetta dell’Annunziata, un grande serbatoio cilindrico ben visibile, ancora in parte interrato, del diametro di circa 30 metri e capace di contenere 2.100 metri cubi di acqua. Resti che lasciano immaginare l’esistenza di qualcosa di più di una stazione di sosta, forse addirittura un centro abitato servito da un acquedotto e costituito da ville e terme. Ormai lo abbiamo capito: l’Alto Jonio Cosentino è un libro aperto sui popoli del passato che hanno lasciato profonde tracce del loro passaggio e i siti archeologici e gli scavi consentono oggi di “leggere” culture distanti tra loro migliaia di anni.

Particolari del sito archeologico del Timpone della Motta.

 

Il museo di Sibari

Il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide si trova tra il Parco archeologico dell’antica Sybaris greca e l’attuale Sibari. Inaugurato nel 1996, è composto da cinque unità in cui sono esposti i reperti archeologici più significativi provenienti dal territorio della Sibaritide nonché dagli scavi delle tre città sovrapposte di Sibari (colonia della Magna Grecia), Thurii (fondata dai Sibariti dopo la sconfitta subita dall’altra colonia greca, Crotone) e Copia (la città fondata dai romani). I reperti coprono dunque un lungo periodo, che va dal 720 a.C. al VI secolo d.C.

L’età del bronzo

Vicino a Trebisacce, sulle terrazze di Broglio, sono stati rinvenuti i resti di un insediamento risalente alla tarda età del bronzo, con le caratteristiche abitazioni a base rettangolare. Sono stati ritrovati monili, utensili per la lavorazione dei metalli e frammenti di recipienti di chiara origine micenea, testimoni di un flusso migratorio dall’area ellenica risalente ad un periodo precedente la colonizzazione della Magna Grecia. Anche sulla Timpa del Castello di Francavilla Marittima sono stati rivenuti resti di utensili e ceramica risalenti all’età del bronzo, a conferma che tutta l’area fosse abitata sin dai tempi più antichi.

Grotte, rifugio di monaci e briganti

“Al X secolo l’intera Calabria appariva come una nuova Tebaide e la sua reputazione giungeva attraverso il mondo bizantino fino a Costantinopoli e Gerusalemme”. Numerosi monaci eremiti decisero di rifugiarsi nelle profonde cavità di Cerchiara di Calabria, isolate spelonche in cui vivevano in solitudine o riuniti in laure o celle monastiche; qui, estraniandosi dal resto del mondo, trascorrevano la vita alternando ore di preghiera e meditazione a ore di duro lavoro. Perfettamente nascosto e ben protetto dalla fitta vegetazione, il complesso reticolo di grotte di Cerchiara è anche stato, nei secoli successivi, perfetto nascondiglio per ladri e briganti in fuga, e in caso di necessità, sicuro riparo per pastori e animali.

Sito archeologico di Presinace

Il sito archeologico di Presinace è sicuramente di grande interesse storico e culturale. Molti gli studiosi che si sono dedicati con il proprio lavoro a Presinace: l’Università della Calabria con il Prof. Giuseppe Roma (I Longobardi del Sud) e l’Antropologo Prof. Cesare Pitto, l’Università di Bologna con il Prof. Lorenzo Quilici e la Dott.ssa Maria Elena Settembrino.

MUSEI

Museo e Parco Archeologico Broglio di Trebisacce

Comune: Trebisacce Via Savoia - Broglio di Trebisacce Proprietà e gestione: Comunale. Telefono: 0981550211 (Centralino del Comune) Telefono: 0981550236 (Enzo Roseto, referente per prenotare visita) Orari di apertura: 8:00/14:00 tutti i giorni (chiamare prima) Ingresso: Gratuito Visite guidate: Previste nel sito archeologico in Agosto Come arrivare: SS.106, uscita Trebisacce Sud/Giardini. La strada campestre supera con un guado lastricato il torrente Marzuca e si immette tramite una stretta valle nel complesso dei terrazzi di Broglio, lasciando sulla sinistra l’altura del Castello e sulla destra la cosiddetta punta dell’acropoli.

Museo Archeologico Vincenzo Laviola

Comune: Amendolara Piazza Giovanni XXIII Proprietà e Gestione: Statale –Soprintendenza ai Beni Archeologici Telefono: 0981911329 Orari di apertura: 9:00/16:30 – domenica 9:00/13:00 Giorno di chiusura: Lunedì Ingresso: Gratuito Come arrivare: SS.106 per Amendolara, tra Roseto Capo Spulico (a nord) e Trebisacce (a sud).

Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide e scavi

Comune: Cassano allo Jonio Località Casa Bianca Sibari – Contrada Casone 87011 Sibari – frazione del comune Cassano allo Jonio Proprietà e Gestione: Statale Telefono: 098179391 098179392 museomg@unical.it  sibaritide@beniculturali.it www.retemuseale.provincia.cs.it Orari di apertura: Museo: 9:00/9:30 Scavi: 9:00 / un’ora prima del tramonto Giorno di chiusura: Lunedì Ingresso: A pagamento (gratuito fino a 18 e oltre 65 anni) Visite guidate: Previste per scuole Come arrivare: A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita Spezzano Terme-Sibari e SS.534 in direzione Sibari fino ad incrociare la SS.106 Ionica. Da lì, seguire le indicazioni: il Parco e il Museo distano circa 2 chilometri dall’incrocio. In treno: arrivati a Cosenza si può prendere il treno per Sibari. La stazione dista quattro chilometri dagli scavi archeologici e dal Museo.